venerdì 30 settembre 2011

Riflessante naturale per capelli rossi

Vi sono notevoli specie vegetali in natura in grado di dare riflessi dorati, castani, neri, azzurini e rossi ai capelli. Quindi con le piante è possibile ottenere tutta una gamma di splendide ombreggiature calde.
Non è un mistero che i capelli trattati con tinture a base di prodotti chimici diventino poco alla volta secchi, fragili ed opachi. Bisogna tener presente però, che anche i prodotti coloranti che sul mercato portano bene in evidenza la specificazione "alle erbe" o "tutto vegetale", in effetti contengono sempre una certa percentuale di sostanze chimiche atte a conservare il prodotto.
Una colorazione naturale, che riesce a nascondere perfettamente i capelli bianchi è data dall'Hennè, il più antico colorante del mondo, che, oltre a tingere, cura i capelli. L'Hennè, ancora oggi adoperato dai popoli orientali e arabi, irrobustendo la capigliatura, è capace di dare riflessi ramati sui capelli in una gradazione che tocca tutti i toni del rosso: più è prolungata la posa, più scura sarà la tonalità. L'Hennè (hawsonia inermis) va adoperato solo su capelli che non siano stati sottoposti in precedenza ad altre colorazioni chimiche, altrimenti se ne otterrà un arancione splendente (insomma pel di carota!!!!). Le più recenti ricerche scientifiche in proposito hanno confermato su dati di fatto l'effettiva efficacia della pianta, grazie ai suoi principi attivi: tannini, resine, acido gallico, polifenoli e diverse sostanze coloranti.
Amante assoluta dell'Hennè, ho (quasi) sempre tinto i miei capelli con questa meravigliosa polvere. Ma siccome i tempi di posa sono lunghi, talvolta sento la necessità di ricorrere ad un riflessante di uso quotidiano per non avere tutti i mesi il problema della famosa ricrescita. Ho un ciuffettino di capelli bianchi su una tempia, che ovviamente si mettono in evidenza non appena i capelli ricrescono anche solo di un centimetro. Per cui, nonostante il resto della chioma risulta esser omogenea nel colore, quel ciuffettino mi obbliga a rifare un impacco all'Hennè. Per ovviare a tale problema e, sempre sotto il consiglio accurato di "vecchie" signore dalle mille risorse, ho preparato il mio riflessante quotidiano.
RIFLESSANTE NATURALE PER CAPELLI ROSSI
In un pentolino ho preparato un decotto con circa 250/300ml di acqua oligominerale insieme alle seguenti piante:
- 1 cucchiaio di polvere di hennè tonalità mogano
- 1 manciata di fiori di iperico (che grazie all'ipericina in essi contenuto sprigionano un colore rosso rubino)
- 1 cucchiaio di origano ( noto per le sue proprietà toniche e rinforzanti del capello, nonchè utilizzato dai  vecchi contadini per tingere la lana nella tonalità di un rosso-bruno)
- un cucchiaio di foglie di karkadè (dalle proprietà coloranti, anch'esse tendenti ad un bel rosso).
- due cucchiai di frutti di bosco secchi (quelli che comunemente si trovano nelle erboristerie per fare delle deliziose tisane tingono l'acqua di un bel rosso ed oltretutto danno un ottimo profumo alla miscela)
Preparato il decotto, facendolo sobollire per almeno 45 minuti, ho filtrato in più riprese il contenuto, schiacciando dapprima le erbe per ricavarne il massimo dai loro principi attivi e dai loro colori. Per fare questo mi son servita dei filtri da caffè, finchè non ho visto che il liquido ottenuto era abbastanza limpido e privo di scorie (soprattutto l'hennè perchè la sua polvere riesce a passare anche attraverso i filtri). L'ultimo filtraggio l'ho attuato ponendo nel filtro da caffè un fazzolettino di cotone bianco. A questo punto ho travasato il liquido in una bottiglietta da 1/2 litro e vi ho aggiunto aceto di vino rosso  (ma se preferite potete anche utilizzare aceto di mele o di vino bianco) fino a raggiungere quasi il tappo della bottiglia; infine ci ho aggiunto 35 gocce di olio essenziale di arancio amaro dalle note proprietà antisettiche, toniche ed aromatiche (lascia i capelli profumati!); ho agitato il contenuto e l'ho posto sul mobiletto dei cosmetici. Ed ecco il risultato:
Dal caratteristico color rosso
Lo utilizzo tutti i giorni per frizionare la cute o imbevendo un batuffolo d'ovatta con la quale poi tampono il cuoio capelluto, oppure (aiutandomi con un piccolo catino) immergendovi il pettine dentro e quindi passandolo sui capelli, insistendo in particolar modo sulla ricrescita. In questo modo non sono obbligata a rifare l'impacco di hennè una volta al mese, ma i tempi si prolungano notevolmente, ritrovandomi dei capelli lucenti e coi riflessi rosso mogano che io tanto adoro.
In seguito vi suggerirò altri preparati per frizioni riflessanti secondo il colore dei vostri capelli!

giovedì 29 settembre 2011

Oleolito di Ginseng

Le proprietà cosmetiche e curative del Ginseng sono note già nell'antica medicina cinese. Il termine Ginseng viene dal cinese rènshen, ossia "uomo radice" perchè le radici hanno un aspetto antropomorfo.
immagine presa dal web
I principi attivi di riferimento sono sostanze glicosidiche triterpeniche (ginsenoidi, panaxosidi); contiene anche vitamine B1, B2, B12, C, tannini, zuccheri, glucosio, lattosio, maltosio, fitoestrogeni, aminoacidi, saponine triterpeniche, olio essenziale. Le parti utilizzate sono le radici che generalmente si lasciano macerare in olio. In commercio troviamo il Ginseng sottoforma di radici in taglio tisana e polvere della radice. Preparati cosmetici quali creme rivitalizzanti e antietà, per le sue proprietà tonificanti e rassodanti. Estratti per uso interno. Di norma ben tollerato, da evitare però in caso di ipertensione. Se si assumono farmaci anticoagulanti (quali Cumadin) e inibitori della monoammino ossidasi, consultare il medico prima dell'assunzione.
Per la cura e bellezza della nostra pelle possiamo utilizzare l'olio:
OLEOLITO DI GINSENG
Macerare per un mese 10 g di radici o polvere di Ginseng in 100 g di olio di girasole. Trascorso il tempo, filtriamo come al solito e poniamo la nostra bottiglietta in un luogo al riparo dalla luce. Utilizziamo quest'olio, massaggiando e lasciando assorbire, come siero rassodante e antirughe.

Oleolito di Equiseto

In passato presso le famiglie contadine, i germogli della pianta di Equiseto, comunemente conosciuta come "Coda cavallina", venivano aggiunti a zuppe o minestroni come integratori di sali minerali. Infatti i suoi costituenti funzionali sono: acido silicico, equisetonina (saponoside), calcio, sali di potassio, alluminio e manganese, flavonoidi, steroli, acido ascorbico, acidi organici e tracce di alcaloidi. Nelle linee cosmetiche l'Equiseto entra nella preparazione di creme ad azione anticellulite, antismagliature, rassodanti per il seno e per il corpo. L'equiseto è una pianta che non produce fiore e che si riproduce per mezzo di spore come i funghi. Ha un'azione diuretica, grazie alla presenza di flavonoidi (ne sono stati identificati ben 15 tipi diversi), potenziati nella loro azione dai sali minerali, che rendono la pianta particolarmente indicata in caso di gonfiori dovuti a ritenzione, cellulite e cistite. In particolare il silicio contribuisce all'eliminazione di scorie metaboliche (urea, acido urico, nicotina ecc.) con effetto detossificante. I minerali presenti nell'estratto secco stimolano anche la produzione di collagene, sostanza che rende tonici i tessuti, previene la formazione delle rughe, delle smagliature e migliora l'elasticità della pelle.

immagine presa dal web
OLEOLITO DI EQUISETO
Mettere 20/25 g di Equiseto essiccato in 150 ml di olio extravergine d'oliva (o altro olio vegetale a vostra scelta). Riscaldare il tutto per qualche minuto alla temperatura di 45° e spegnere il fuoco (tutto a bagnomaria).
Aggiungere un cucchiaino di alcool a 90° e mescolare il composto. Lasciare riposare per almeno una settimana. Filtrate e usate quest'olio per il viso ed il corpo come rimineralizzante ed elasticizzante cutaneo. Utile per nutrire ed ammorbidire la pelle secca o danneggiata dal sole.

Le smagliature-Prevenzione e rimedi

Il ricordo indesiderato di un dimagrimento troppo veloce o di un esagerato ingrassamento sono le famigerate smagliature.
Le smagliature sono striature della pelle dovute ad atrofia, cioè a diminuzione di volume dei tessuti causata da insufficiente nutrizione. Sono "fratture" che avvengono nel derma, lo strato più profondo della pelle, mentre lo strato superficiale, l'epidermide, rimane intatto, lasciando però trasparire la "frattura" sottostante.
Le smagliature, una volta formatesi, non guariscono più! (Non odiatemi per questa affermazione, ma è un dato di fatto).
Le pelli più colpite sono quelle chiare, più delicate e meno fornite di collagene ed elastina. Su questi tessuti le smagliature si manifestano con righe sottili, rosa all'inizio, bianche con l'andar del tempo, un pò infossate al tatto. Compaiono preferibilmente nella pubertà, in seguito ai disordini ormonali dell'età, o in gravidanza, per lo stirarsi dei tessuti. Le zone predisposte: il seno, l'addome, i glutei, l'inguine, i fianchi, le cosce, le ascelle.
Le cause, di qualunque natura siano, sono senz'altro favorite da una sensibile povertà, da parte della pelle, di elastina e collagene: una pelle sana e forte difficilmente si smaglia anche se sottoposta a dilatazioni o rigonfiamenti: si dilata e in seguito torna alla situazione di partenza senza danno alcuno.
Si parla spesso di ereditarietà riferendosi alle smagliature. In realtà dobbiamo dire che di costituzionale nelle smagliature c'è solamente la predisposizione determinata da un tipo di pelle fragile di tipo familiare.
Non sono suscettibili di guarigione, ma le smagliature si possono prevenire:
- seguendo un'alimentazione il più possibile equilibrata;
- mantenendo regolari le funzioni intestinali;
- evitando bruschi aumenti di peso e rapidi cali;- assumendo vitamina E e zinco: le smagliature, infatti, possono derivare dalla carenza di questo sale (una conferma a questa ipotesi la si ottiene se si riscontrano contemporaneamente capelli fragili e unghie deboli). A questa carenza si può fare efficacemente fronte con l'inclusione di verdure verdi, fegato e pesce nella dieta giornaliera.
Per quanto riguarda i trattamenti cosmetici, per le smagliature possono servire, quale misura preventiva, in gravidanza o in altri periodi a rischio:
- frizioni idratanti da fare sul seno, addome, braccia e cosce;
- massaggi lubrificanti con olio di mandorle dolci, olio extravergine d'oliva, olio di germe di grano miscelati in parti uguali e da usare sulla pelle bagnata, per agevolarne l'assorbimento, applicandoli con massaggi rotatori sulle parti a rischio;
- trattamenti vitalizzanti ai frutti;
- bagni alla menta, rosmarino e salvia
- non meno importanti, ma di notevole efficacia preventiva, sono gli indumenti da indossare durante i cosiddetti periodi a "rischio". Durante la gravidanza si consiglia l'uso di una guainetta che contenga l'intero pancione per aiutare la pelle a non stirarsi senza protezione.....Dopo il parto vi sono in vendita altre guaine chiamate, appunto, guaine post-parto e vi sono sia quelle per parti normali sia per un post-cesareo. Lo so che è antiestetica, ma è meglio la guaina da portare per qualche mese anzichè le smagliature da portare per tutta la vita!!!! La pelle dopo un parto, ci mette un pò di tempo a rientrare nella sua normale condizione, per cui se la aiutiamo in questo processo non possiamo che averne dei grandi benefici; se invece la lasciamo "appesa" è ovvio che il processo di rientro è più traumatico ed ecco che compaiono quelle sgradevoli smagliature. Poi si sconsiglia anche l'utilizzo di calze autoreggenti che purtroppo causano cellulite e smagliature sui cuscinetti delle cosce!!!!
Poi, per il mantenimento e cura della pelle, anche in caso di presenza di smagliature vi è una miscela di oli che mi è stata suggerita da una signora di 101 anni (senza un filo di smagliature e senza rughe sul volto non certo grazie alla chirurgia estetica!!!):
OLIO VEGETALE ALLA ROSA
macerare in un contenitore 25 ml di oleolito di iperico (rigenerante dei tessuti), 25 ml oleolito di lavanda (anch'esso cicatrizzante e stimolante), 25ml di olio di rosa mosqueta (vero portento della natura contro le smagliature! Previene e riduce gli inestetismi cutanei, come cicatrici, cheloidi, smagliature; elasticizzante e rigenerante dei tessuti), 25 ml di olio di germe di grano (emolliente e ricco di vitamina E;è un antiossidante naturale. Idrata la pelle a fondo, in quanto rinforza il film idrolipidico ed elimina quella fastidiosa sensazione di pelle che "tira"), 15 g di essenza di legno di rosa, qualche goccia di oleoresina di benzoino (cicatrizzante ed indicato per pelli congestionate), 15 g di petali di rosa freschi.  Lasciare macerare il tutto per almeno 15 giorni; filtrare l'olio così ottenuto ed utilizzarlo frizionando le parti interessate dopo il bagno o la doccia sulla pelle ancora bagnata massaggiando per facilitare l'assorbimento di tutte le proprietà degli oli.
Vi sono anche altri oli indicati per la prevenzione e cura delle smagliature in quanto emollienti, elasticizzanti, ricchi di vitamina E e sono i seguenti:
- Olio di avocado ha proprietà nutrienti e restitutive. Svolge un'efficace azione seboregolatrice.
- Olio di borragine: svolge un'azione elasticizzante e tonificante della cute.
- Oleolito di equiseto: Elasticizzante, epitelizzante, astringente, levigante. Per la sua azione trofica, è indicato nel trattamento delle smagliature, della cellulite, della pelle a buccia d'arancia. Se impiegato per uso interno, grazie alle sue proprietà rimineralizzanti, è utile nella cura della fragilità delle unghie e contro la caduta dei capelli.
- Oleolito di Ginseng:il Panax Ginseng è in grado di incrementare l'idratazione e l'elasticità cutanea e di migliorare il microcircolo. Inoltre la presenza di fitoestrogeni favorisce un aumento di densità del derma grazie all'aumentato trofismo cellulare. Ha proprietà antiossidante e protettiva delle cellule epiteliali, con effetti elasticizzanti, rigeneranti e rassodanti. Per uso interno il Ginseng è un rimedio tonico generale e immunostimolante; favorendo l'aumento significativo dell'assorbimento dell'ossigeno permette l'aumento delle performance psico-fisiche.
Insomma gli ingredienti per prevenire questo inestetismo sono facilmente reperibili...ora bisogna solo avere un pò di costanza ed il gioco è fatto! E' nostro dovere prenderci cura di noi stessi....cominciamo a farlo con delle piccole azioni quotidiane!

martedì 27 settembre 2011

Prevenire è meglio che curare

Oggi dopo un "sano" e costruttivo confronto con Vale mi son soffermata a pensare e riflettere sulle  cosiddette "controindicazioni" di molti alimenti o prodotti cosmetici o semplicemente utensili.
Sapete quale è stata la mia conclusione?
Ogni elemento che faccia parte di questa terra ha le sue controindicazioni. Persino l'acqua minerale che noi tutti beviamo ha le sue! prova ne sia che sull'etichetta c'è quasi sempre scritto "può avere effetti diuretici"! Ora, mi vien da pensare che non ci sia niente di più utile che bere acqua durante la giornata per tutte le sue note proprietà che non sto certo qui ad elencarvi. Ma pensiamo un pò a coloro che invece soffrono di "eccessiva diuresi", causa l'ansia, o il nervoso, o problemi patologici......Con l'eliminazione naturale dei nostri liquidi si perdono anche molti dei sali minerali che ci tengono per così dire "in forze". Ma sull'etichetta dell'acqua non viene scritto di sopperire a questa mancanza con un'alimentazione ricca di sali, nè tanto meno di integrarli in altro modo. Ovviamente si dà per scontato che qualsiasi persona lo faccia naturalmente....Sta al nostro buon senso l'utilizzo oculato di determinati alimenti. Questo è solo un esempio banalissimo di come possa risultare "nocivo" un alimento sano come l'acqua. Pensiamo ora a tutti quei termini complicati che si leggono su tutti i prodotti in commercio! Persino in quelli Biologici! Prodotti naturali, di origine biologica, di origine vegetale....Va bene! ma come vengono estratti tali ingredienti?.....e come vengono prodotti i conservanti più comuni? e che cosa è l'acido jaluronico? e che cosa è l'acido benzoico?.....insomma ci poniamo mai la domanda " che cavolo sono questi ingredienti? da dove vengono? come vengono estratti? quali effetti hanno sul nostro organismo? ecc ecc." Senza parlare del fatto che i terreni dove si fa coltivazione biologica sono sotto lo stesso cielo di quelli dove si usano pesticidi chimici ecc. Eppure l'inquinamento atmosferico è uguale per tutti non vi pare? Generalmente ci fidiamo del termine "prodotto naturale di origine vegetale". Ma quanto sappiamo dei vegetali e delle loro controindicazioni? Persino per l'utilizzo di oli essenziali se ne raccomanda l'uso dopo aver sentito il parere di un medico...eppure sono estratti naturali!!!! NON TUTTO CIO' CHE E' NATURALE E' SINONIMO DI SALUTARE!!!!! Pensiamo al nostro amato prezzemolo, che utilizziamo sempre in ogni "minestra". Durante le grandi guerre veniva usato come il più potente abortivo che ci fosse sulla terra anche a scapito della vita delle povere puerpere che si sottoponevano all'ingestione forzata di un decotto con la nostra amata pianticella aromatica. Allora  mi vien da pensare "non si può mangiare nulla?"! No!....dico solo che dobbiamo essere meno "ignoranti" e salvaguardare la nostra salute anche solo leggendo delle semplici etichette e non, come facciamo sempre, leggendo solo quelle dei farmaci!!!!!
I medici non sono dei santi e, giustamente si affidano alla ricostruzione della nostra anamnesi raccontata da noi. Per esperienza diretta vi posso dire che molti antibiotici a me facevano l'effetto contrario...eppure non risultavo allergica a tali farmaci. Nonostante io dicessi al medico specialista che con l'antibiotico stavo male, mi sentivo rispondere "il medico sono io! tu sei la mia paziente"! Bene!!! Dopo la nascita di mio figlio ho scoperto come mai gli antibiotici mi facevano star male....Sono portatrice di favismo e mio figlio ne è affetto!!! Quando sono tornata dal medico che mi aveva risposto in quel modo sgarbato, gli ho fatto notare che talvolta NOI PAZIENTI SIAMO LA LAMPADINA D'ALLARME per ulteriori ricerche. Fatto sta che ora mi è proibito categoricamente l'uso di molti antibiotici!!!! Con questo non voglio dire che non ci si può fidare neanche dei medici, ma voglio dire che NON C'E' MIGLIOR MEDICO DI SE STESSO!!!!!
Quindi....PREVENIRE E' MEGLIO CHE CURARE!
Ogni sintomo strano, ogni manifestazione non descritta tra gli effetti indesiderati, ogni piccola avvisaglia dopo l'uso o l'ingestione di sostanze all'apparenza innocue rivolgiamoci, con insistenza, ad un esperto e, se non ci accontenta del suo parere allora passiamo avanti a sentirne un altro! Meglio aver paura che "buscarle"!
I nostri bimbi sono allergici? Ebbene informiamoci su qualsiasi cosa che possa far star loro male ed evitarne dunque l'uso!!! Sembra banale ciò che sto dicendo, ma come mamma che ne ha passate di tutti i colori, mi sento in dovere di "allarmarvi" anche sui cosiddetti prodotti "naturali". Mi costa fatica dirlo in quanto amante assoluta della Natura, ma in ogni cosa c'è sempre una controindicazione ed un effetto collaterale!!!! Non è colpa della Natura se noi non sappiamo fare buon uso di tutti i suoi preziosi prodotti: La colpa è della nostra "ignoranza"!
Mi sovviene, a questo proposito, un aneddoto verificatosi realmente alcuni anni fa nel Salento: un turista milanese acquistò da un panettiere di paese una classica focaccia salentina con le olive. Si ruppe un dente poichè le olive erano con nocciolo. Il turista denunciò il panettiere e finirono in tribunale. Il caso volle che il "processo" ebbe luogo proprio a Milano. Sentenza della Corte: il panettiere aveva piena ragione ed il turista torto, poichè prima di passare le sue vacanze nel Salento si sarebbe dovuto informare degli usi e costumi gastronomici dei salentini!
Cosa significa ciò? Che il nostro buon senso ci deve sempre portare a documentarci sugli ingredienti contenuti in qualsiasi prodotto, che sia esso commestibile oppure solo per uso topico!!!!
Non prendiamo sempre tutto per oro colato, solo perchè a pubblicizzare il prodotto è un personaggio ritenuto "affidabile"....Ragioniamo con la nostra testa e valutiamo ogni reale rischio perchè la responsabilità della nostra salute è SOLO NOSTRA!

domenica 25 settembre 2011

Come utilizzare le piante officinali (parte II)

Il modo più semplice per noi tutti di utilizzare e conservare le piante officinali è sicuramente la preparazione degli oleoliti di cui ho già descritto la procedura di preparazione, ma evidentemente ho tralasciato negligentemente alcune nozioni fondamentali.
Sulla quantità dell'olio e della pianta da macerare non vi sono delle proporzioni fisse; l'importante è che le piante siano ben ricoperte dall'olio. Anche in questo caso è da preferire  l'erba fresca, in quanto ricca di oli essenziali e di principi attivi. La pianta secca, in taglio tisana, venduta nelle comuni erboristerie, ha già perso gli oli essenziali a causa dell'essiccazione e quindi tali oli, essendo volatili, si sono già dispersi. Detto questo passiamo alla corretta procedura di macerazione.
I contenitori che si utilizzano per i macerati oleosi devono essere sempre chiusi ermeticamente (causa intromissione di microbi e batteri indesiderati). Ricoprire il contenitore con una garza non ha senso, in quanto l'acqua, che la nostra pianta produce durante la macerazione, si deposita sul fondo (essendo più pesante dell'olio!) e non ha modo di evaporare in quanto l'olio che la ricopre è un isolante per eccellenza!!! (non dimentichiamoci che i vecchi contadini usavano "tappare" le bottiglie col vino dentro, aggiungendo un pò d'olio all'interno, proprio perchè sapevano che l'olio avrebbe isolato il vino dall'aria!). Per cui, per ovviare a questo problema, utilizziamo due semplici modi per togliere l'acqua in eccesso che si è formata durante la macerazione. Questa procedura si esegue durante la fase del filtraggio e spremitura delle erbe per purificare il nostro oleolito. Innanzitutto non imbottigliamo immediatamente l'olio ottenuto dalla macerazione, ma facciamolo decantare almeno per un paio di giorni in un altro contenitore. Trascorsi i due giorni, se notiamo che sul fondo si è depositata dell'acqua dobbiamo asportarla con cautela aiutandoci con una comunissima siringa sterilizzata; nel momento in cui siamo riusciti a togliere tutta l'acqua in eccesso possiamo ora travasare l'oleolito nella bottiglietta scura, tapparla ed etichettarla ed eventualmente possiamo aggiungerci qualche goccia di vitamina E e non un conservante!!!! L'altro modo di procedere per asportare l'acqua consiste nel mettere il nostro oleolito in una bottiglietta chiusa da un tappo di sughero accorciato e posta capovolta, lasciando anch'essa in questa posizione per almeno due giorni. Se si deposita l'acqua, ovviamente in questo caso è proprio vicino al tappo, per cui prendiamo la nostra siringa, questa volta fornita di ago, foriamo il tappo di sughero ed asportiamo l'acqua in eccesso (sempre tenendo la bottiglia capovolta). Ora l'oleolito può essere travasato e conservato nello stesso modo di prima. I vecchi contadini, per evitare che si formasse l'acqua sul fondo del loro olio, non facevano altro che mettere una quantità di sale in una tela racchiusa a caramella della grandezza di una nocciola e, la ponevano nel contenitore insieme alle erbe da macerare; in questo modo il sale assorbiva tutta l'acqua che le erbe producevano e durante la fase del filtraggio non dovevano certamente impazzire per asportare il liquido in eccesso!!!! Io ho provato questo rimedio e vi devo dire che è efficacissimo, oltretutto l'oleolito non è affatto salato, perchè il sale stretto nel sacchettino e dopo aver assorbito l'acqua, non ha avuto modo di sciogliersi nell'olio, per cui ho ottenuto degli oleoliti qualitativamente più puri.
Ho notato che un'altra domanda frequente è questa: "il macerato va esposto al sole, oppure va ricoperto con la stagnola e conservato al buio?"
In questo caso vi è una piccola regola da seguire e cioè: se la pianta in questione è fra quelle che maturano al sole pieno, allora la sua macerazione richiede l'esposizione al sole e senza la premura di riparare il macerato dall'umidità della notte poichè la luna contribuisce alla buona riuscita del nostro prodotto; ecco perchè generalmente si sfruttano le 4 settimane canoniche per la macerazione; le fasi lunari sono necessarie, così come lo è il sole, a far sì che la nostra pianta rilasci tutti i suoi principi attivi nell'olio.
Quando, invece, abbiamo una pianta di sottobosco, o radici, o rizomi allora questa va fatta macerare al riparo dalla luce e riposta in un luogo buio. I tempi di macerazione in questo caso si allungano, passando dalle 4 settimane ad almeno 8 settimane se non addirittura di più.
Macerazione a caldo o a freddo?
Ho letto che in molti, per velocizzare i tempi di macerazione, mettono a bagnomaria gli oleoliti con dentro le loro piante. La prassi vuole che le erbe fresche vadano macerate a freddo e, cioè esposte al sole per il tempo necessario. Le piante secche, le radici, le cortecce, le resine, possono usufruire della macerazione a caldo e, cioè con la cottura a bagnomaria, data la loro necessità di alte temperature per riuscire a rilasciare i loro principi attivi.
Altro modo di sfruttare i benefìci delle nostre piante è certamente il metodo estemporaneo e cioè:
- Infuso: si ottiene facendo bollire l'acqua, versandola subito sull'erba posta in un recipiente. Dopo aver ben rimescolato il tutto, si copre e si lascia in infusione generalmente per 5-10 minuti. Poi si filtra e va consumato caldo o tiepido. L'infuso trova utilizzo anche per bagni caldi rilassanti, pediluvi o per mettere garze da applicare sulla pelle.
- Decotto: si pone in un recipiente con l'acqua la quantità di erba opportuna, si copre e si porta ad ebollizione a fuoco lento, per un tempo variabile fra 5-20 minuti. Tuttavia il tempo di decozione può variare in funzione del tipo di erba che sarà lungo quando si utilizzano parti legnose. Il tempo di permanenza della pianta nell'acqua influisce molto sul colore, sul sapore e sull'attività del prodotto ottenuto. Il decotto è preparato per piante non aromatiche contenenti principi stabili difficilmente estraibili con l'acqua calda (radici, corteccia, frutti, semi, ecc.). La decozione va filtrata quando è molto calda, altrimenti una buona parte delle sostanze medicamentose potrebbe disperdersi e unirsi al residuo. Il decotto va bevuto caldo dopo la filtrazione.
- Succo: si prepara la pianta fresca ben sminuzzata con appositi mortai o frullatori e si pone in un telo bianco a trama fine, ben pulito; il materiale viene strizzato per fare fare uscire la frazione acquosa succosa. L'uso prevalente è quello esterno secondo le indicazioni consigliate.
- Cataplasma: impacco di erbe racchiuse fra due stoffe (tela) ed applicato sulla parte esterna del corpo interessata al trattamento.
- Fumigazione: si ottiene collocando in un piccolo ambiente un recipiente di acqua bollente con la "droga" balsamica per respirarne i vapori.
- Inalazioni o Suffimigi: Inspirazione di vapore sprigionato da un contenitore contenente acqua bollente con "droga" balsamica (suffimigi umidi). Invece, quando si bruciano determinate quantità di erbe sopra un braciere e se ne aspirano i fumi, questi si chiamano suffimigi secchi.
- Lenimento: è preparato mescolando olio o altra sostanza grassa con la pianta. Applicata su zone esterne del corpo, serve per massaggiare le parti dolenti.
Spero di essere stata chiara ed esaudiente e se ho dimenticato di dire qualcosa di importante.....perdonatemi!

sabato 24 settembre 2011

Come utilizzare le piante officinali (parte I)

Costretta a casa perchè in malattia, questi giorni mi sto dedicando alla lettura dei miei blog preferiti, tutti molto interessanti ed istruttivi, ma ho notato alcune discordanze su argomenti comuni, come ad esempio sul modo di estrarre i principi attivi dalle piante. Non c'è da meravigliarsi, in quanto sono proprio tali discordanze a crearci quella curiosità investigativa in grado di darci un quadro generale ed approfondito su determinate argomentazioni. Curiosa per natura, non ho potuto fare a meno di documentarmi su testi scientifici e intervistando addirittura esperti in materia. Un pò per conoscenze personali, un pò per conferme da parte di un farmacista che, gentilmente mi ha anche prestato dei testi sui quali studiare l'argomento, sono giunta alle seguenti conclusioni: Vi sono svariate metodologie per estrarre i principi attivi dalle piante. Tralascio per ovvie ragioni tutte le formule chimiche, fisiche, molecolari e tutto ciò che è puramente calcolo!!!
Nella pagina Gli oli essenziali ho già parlato dei vari modi per estrarre, appunto, gli oli essenziali, ma ricapitoliamo: Questi si estraggono con Distillazione in corrente di vapore ; con la Spremitura a freddo (come per gli agrumati o altri oli di origine vegetale); Con l'Enfleurage; con l'Estrazione con biossido di carbonio o cosiddetti estratti in CO2. Le suddette estrazioni hanno bisogno di apparecchiature particolari che, per ovvie ragioni non tutti possiedono. Per la Distillazione in corrente di vapore si può fare un'eccezione, in quanto non è difficile allestire in casa il proprio "alambicco".
Per quanto riguarda le altre, invece, sono produzioni del tutto industriali!
Poi vi sono le cosiddette "preparazioni casalinghe", semplici da realizzare, in quanto prodotte con materie prime di facile reperibilità. Cercherò di elencarle sinteticamente:
- Gli Estratti: si ricavano dalle piante officinali usando solventi (solitamente alcool etilico per uso alimentare). A seconda del grado di concentrazione del solvente e di acqua nella preparazione finale si distinguono in: estratti liquidi, quando resta il solvente;
estratti molli, quando il solvente viene fatto evaporare parzialmente e si ottiene un composto pastoso;
estratti secchi, quando il solvente viene fatto evaporare totalmente esponendo la miscela  a calore (questo tipo di estrazione non può essere fatta in casa, in quanto il procedimento è piuttosto complesso ed anche in questo caso bisognerebbe avere una strumentazione adeguata).

- I macerati glicerici o gemmoderivati: sono miscele che hanno alla base l'utilizzo di tessuti vegetali "meristematici", cioè gemme o germogli (FRESCHI E NON ESSICCATI!!!!), che costituiscono una sorta di tessuto embrionale da cui si svilupperanno tutte le parti della pianta. Per ottenere i preparati, le gemme o germogli vengono triturati, lasciati in alcool per alcuni giorni e poi addizionati di acqua e glicerina. Le proporzioni cambiano a seconda della pianta, ma in linea di massima il rapporto è di 1 parte di pianta e 5 parti di acqua e glicerina in parti uguali, per cui vi è un rapporto di: acqua e glicerina= 1:1; erba=1:10.

- Le Tinture: sono soluzioni generalmente alcoliche, ottenute dalle piante essiccate. Si conservano a lungo se opportunamente protette da luce e fonti di calore. I principi attivi delle tinture possono venire estratti non solo dalla macerazione delle piante in alcool, ma anche da altre sostanze. In base a queste sostanze utilizzate si hanno: enoliti, quando il solvente è il vino; acetoliti, quando il solvente è l'aceto; oleoliti, quando il solvente è l'olio (in questo caso i prodotti ottenuti sono spesso destinati all'uso esterno); meliliti, quando il solvente è il miele.
Data la semplicità della produzione delle tinture, chiunque può produrle per uso personale e per la propria famiglia.


- Le Tinture Madri: sono soluzioni alcoliche ottenute però dalle piante fresche, non essiccate! Il termine "madre" è riferito al fatto che spesso queste tinture costituiscono la base per ottenere altri composti.


- Lo sciroppo: in genere è preparato sciogliendo in 100 g di acqua circa 180 g di zucchero, a cui viene aggiunta e mescolata la "droga" richiesta in quantità determinata (da prediligere sempre la pianta fresca). Un altro metodo di preparazione prevede: 1 litro d'acqua; 100/150 g di "droga" secca o fresca secondo i casi. Lasciar bollire per 12 minuti, far riposare il preparato per 2 giorni. Successivamente colare con un setaccio, spremere il composto e filtrare. Dolcificare con zucchero di canna in quantità di 500 g per litro di liquido.


- L'unguento: la pianta viene fatta bollire nel burro o strutto o lanolina in dosi prestabilite. Il composto viene poi filtrato e lasciato raffreddare. Successivamente viene conservato in recipienti di vetro con chiusura ermetica e posto in luogo riparato dalla luce e dalle fonti di calore.


Degli altri usi e delle piante officinali ve ne parlerò nella seconda parte di questo "capitolo", ora sono troppo stanca e vado a letto.
Vi auguro una stupenda Domenica
Buona notte a tutti
Lalla
                           
                                                      

venerdì 23 settembre 2011

Le piante officinali

Sono considerate comunemente piante officinali le specie vegetali (erbacee, arbustive ed arboree) dotate di proprietà terapeutiche (medicinali), organolettiche (aromatiche e profumate) e cosmetiche, provviste cioè di una o più peculiarità ossia, una pianta può essere medicinale, o medicinale/aromatica, o medicinale/aromatica/cosmetica.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito "pianta medicinale" ogni vegetale che contiene, in una o più  parti di essa, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi o che costituiscono i precursori di emisintesi chemio-farmaceutiche. Quindi si deve intendere per "droga vegetale" la pianta medicinale o parte di essa (radici, foglie, frutti, fiori, semi ecc.)utilizzata a fini terapeutici o preventivi. Dalla stessa pianta possono essere utilizzate le diverse parti (droghe appunto) con virtù e proprietà curative differenti.
Va rilevato che l'utilizzazione medicinale delle piante dipende da svariati fattori e cioè dall'epoca di raccolta, dalle condizioni pedoclimatiche, dalle modalità di essicazione e conservazione, dal tipo di preparazione che ne deriva, dalla quantità e dall'uso! Tuttavia non bisogna aspettarsi azioni miracolose!!! Poi non vanno assolutamente confusi i due tipi fondamentali di utilizzazione e cioè: per "uso interno" (via orale) e per "uso esterno" (applicazioni sulla pelle).
 Poichè il rischio di raccogliere una pianta tossica è persino più alto di quello di trovare dei funghi velenosi, consiglio vivamente, a tutti coloro che desiderano raccogliere da sè le piante officinali di mettersi nelle mani di esperti del settore o, come faccio sempre io, chiedendo a vecchi contadini quali sono le specie che cerco!
In ogni caso la raccolta deve essere eseguita fuori dai centri urbani e da luoghi inquinati. Le colline, i boschi, i prati montuosi, i pendii isolati sono un vero e proprio "supermercato" di essenze vegetali, tanto che questi luoghi vengono definiti "La pregiata farmacia della natura". Le ore più idonee per la raccolta sono quelle subito dopo l'alba dalle 7 alle 7.30 o in alcuni casi, come per il gelsomino, al crepuscolo.
Ovviamente ogni pianta, o parte di essa, presenta una giusta epoca di raccolta definita come "tempo balsamico", vale a dire il periodo in cui la pianta concentra tutti i suoi principi attivi. Questo periodo varia a seconda del terreno, del clima ecc., quindi rispettare questo "tempo" di raccolta, costituisce il fattore fondamentale per l'ottenimento di buone rese in quantità e qualità.
In generale si può affermare che:
- Le cortecce
  vanno raccolte da piante mature in autunno o primavera;
- Le gemme 
  ad inizio primavera a buon sviluppo, ma prima che si aprano;
- I fiori o infiorescenze
   prima dell'apertura, quando sono ancora schiusi;
- Le foglie
   in primavera quando la lamina è ben sviluppata;
- I frutti
   a completa maturazione;
- I semi
   a completa maturazione e prima che avvenga la disseminazione;
- I fusti
   estate, oppure in autunno, secondo la pianta;
- I tuberi, radici, rizomi e bulbi
   generalmente la raccolta si effettua in autunno o in primavera prima della ripresa vegetativa; oppure fine  
   estate ed autunno del secondo anno di vegetazione;
- Le erbe
   prima o dopo la fioritura secondo la specie.
E' inutile ripetere (o forse è meglio!) che durante le operazioni di raccolta bisogna rispettare le buone norme dettate dall'ecologia: non calpestare gli orti; non danneggiare le piante o le parti non raccolte; prelevare la quantità di "droga" necessaria da un'unica pianta o da un minimo numero di piante.
E' importante ricordare anche che alcune Regioni vietano la raccolta di alcune piante che ritengono siano in via di estinzione e lo fanno apponendo dei cartelli ben evidenti con l'indicazione delle specie protette.
Prestate, dunque la massima attenzione!!!!!
Una volta tornati a casa con le nostre ceste di erbe dobbiamo passare immediatamente all'operazione di conservazione o utilizzo delle stesse per ricavarne poi prodotti "casalinghi" da usare in un secondo momento e all'occorrenza!
La maggior parte delle volte si ricorre all'essiccazione. Le vecchie tecniche di collocare le piante da essiccare su graticci, in luoghi ben ventilati e all'ombra, sono le migliori. Tuttavia, quando ciò non è possibile si ricorre al calore artificiale con temperature regolabili, allo scopo di ottenere una buona uniformità di essiccamento, per ridurre al minimo le fermentazioni e le alterazioni del colore della pianta stessa (il forno ventilato è lo strumento più indicato in questo caso). Una volta essiccate le nostre erbe, vanno conservate in barattoli di vetro oscurati o di coccio, magari precedentemente avvolte da una tela a trama fine.
Per l'utilizzo delle erbe con altri sistemi di conservazione altrettanto validi ve ne parlerò in un articolo a parte, poichè i suddetti sistemi, non solo servono per conservare le nostre "droghe", ma servono a fare in modo che le erbe rilascino i loro principi attivi in sostanze quali olio,alcool, glicerina, acqua ecc.
alcuni esempi di erbe essiccate

camomilla, calendula, sambuco, eucalipto, menta piperita

martedì 20 settembre 2011

Aceto Virginale o Latte Virginale contro le macchie scure della pelle

La mia amica Carolina è affranta da un piccolo problema che si porta avanti ormai da anni: Una antiestetica macchia scura sul viso. Ha utilizzato sino ad ora l'acido glicolico, che a mio avviso è piuttosto aggressivo....a lungo andare, infatti, desquama l'epidermide senza dare grandi risultati. Ovviamente io, non potendo stare con le mani in mano, le ho proposto una terapia naturale che viene adoperata ormai da secoli dalle donne: il Latte Virginale o l'Aceto Virginale.
Un tempo, per sentirsi bella, la donna sapeva di dover essere di carnagione chiara, dall'aspetto diafano ed etereo con incarnato pallido. Il nome "Latte Virginale" appare per la prima volta in Francia, durante il Seicento, come cosmetico per dare un colorito bianco alla pelle del viso, come esigeva la moda del tempo. Ma non scordiamoci che anche la bella Cleopatra ne faceva uso! Quindi vediamo un pò da cosa è costituito questo misterioso latte dalle proprietà schiarenti!
Niente di più semplice! Decotto o idrolato puro di foglie di Nocciolo e Benzoino!!!!
Le foglie di Nocciolo sono da sempre conosciute per la peculiare proprietà di schiarire le macchie cutanee, infatti, le nostre nonne utilizzavano il decotto per schiarire quelle macchie, dovute ad un eccesso di melanina, subito dopo la gravidanza. Imbevendo un batuffolo di cotone con tale decotto, lo passavano sulla fronte, sugli zigomi, sul mento; dove praticamente si accumula la melanina durante una gravidanza.
Il Benzoino del Siam, detto anche Benzoino Vaniglia, del quale abbiamo già parlato, è il più usato in cosmesi e profumeria e si presenta sotto forma di lacrime color marrone aranciato; è astringente, depigmentante, antisettico ed è indicato per pelli secche e congestionate, rughe e macchie scure! Contiene benzoato di coniferile (67.75%), acido benzoico, vanillina, acido siaresinolico, benzoato di cinnamile. Si distingue dalla resina di Benzoino di Sumatra che appare, invece, in piccoli agglomerati lucenti, di color grigio-marrone e contiene cinnamato di coniferile (70-80%).
Il resinoide delle due specie suindicate (essenza assoluta di resina) si ottiene per estrazione con solventi (benzene o alcool). Si presenta come una massa fluida viscosa e spesso è costituita dalle due qualità di Benzoino.
LATTE VIRGINALE
- 200 ml di decotto o idrolato di foglie di nocciolo
. 16 gocce di o.e. o resinoide di Benzoino del Siam
- 1 cucchiaino di alcool puro a 95°
Sciogliere le gocce di Benzoino nel cucchiaino d'alcool che avrete messo in una tazzina; mescolate bene per diluire la resina, dopo versate il tutto nella vostra acqua, agitate bene il flacone e l'emulsione vi diventerà bianca come il latte. Non vi è bisogno di alcun conservante, in quanto il Benzoino (lo ripeto) è un eccezionale conservante di natura vegetale, ampiamente usato nei cosmetici biologici e naturali!!!!
Latte Virginale bianco latte

ACETO VIRGINALE
- 50 ml di alcool a 95° (quello per uso alimentare)
- 50 ml di aceto di vino bianco
- una manciata  di Benzoino in lacrime del Siam (per intenderci la resina sfusa che somiglia appunto a delle lacrime)
Versate questi ingredienti in un contenitore di vetro e ben chiuso e lasciate decantare per almeno una settimana. Senza perder tempo a filtrarlo (perchè di volta in volta ve ne servono solo poche gocce ed è meglio che il Benzoino rimanga nel barattolo); si usa come tonico versandone alcune gocce  nell'idrolato di nocciolo, che diventa color latte e gradevolmente profumato. In mancanza di Benzoino in lacrime si può usare il resinoide: 16 gocce per 100 ml di alcool etilico e 100 ml di aceto bianco da aggiungere poi in gocce nella vostra acqua.. Imbevete il vostro solito batuffolo di cotone e strofinatelo delicatamente sulle macchie scure ed in breve tempo vedrete schiarirsi quell'orribile inestetismo che talvolta comporta dei grossi disagi.
Alla mia amica Carolina consiglio il Latte in quanto lei odia l'odore dell'aceto!!!

lunedì 19 settembre 2011

La distillazione in corrente di vapore

Scommetto che vi starete chiedendo di che cavolo sto parlando!
Avevo promesso che avrei spiegato, in maniera semplice, cosa sia la distillazione in corrente di vapore, attraverso la quale si estraggono la maggior parte degli oli essenziali e soprattutto gli idrolati.
Il meccanismo praticamente è simile a quello dei condizionatori d'aria; non per nulla l'acqua che fuoriesce dagli appositi tubi è quella che noi tutte utilizziamo per i nostri ferri da stiro a vapore e, questo perchè quell'acqua è distillata.
Ora passiamo a spiegare all'atto pratico come avviene la distillazione degli oli essenziali e degli idrolati.
foglio illustrativo
Prendiamo le nostre erbe e adagiamole nel cestello per la cottura a vapore delle verdure

cestello per cottura a vapore                    
                                      
pentola a pressione  
questo poi lo poniamo nella pentola a pressione, dove precedentemente vi abbiamo versato almeno tre dita d'acqua di rubinetto. Dobbiamo fare attenzione affinchè l'acqua non tocchi il cestello (per questo motivo io, al mio ci ho fatto saldare dei piedini più alti d'acciaio).

valvola di sfiato
Prima di chiudere la pentola a pressione dobbiamo manipolare il suo coperchio: togliamo la valvola di sfiato del vapore come se dovessimo cuocere qualcosa normalmente e sostituiamo questa con un piccolo raccordo di gomma resistente alle alte temperature 
raccordo di gomma

raccordo al posto della valvola
Dopodichè possiamo chiudere la pentola a pressione. Ora sistemiamo la serpentina in rame sul coperchio, inserendola nel raccordo di gomma, assicurandosi che non vi siano perdite; deve aderire in maniera ermetica!!
serpentina in rame
Fatto questo adagiamo la serpentina in un altro contenitore, riempito d'acqua freddissima (possibilmente con cubetti di ghiaccio o come faccio io, mettendo una bottiglietta di acqua congelata affinchè il processo di raffreddamento sia sempre costante).
completo per distillazione
All'esterno di quest'ultimo contenitore, poniamo un'ampolla di vetro (che sarebbe l'ideale! ma che io non ho, per cui utilizzo dei semplicissimi bicchieri di vetro a bocca stretta), sistemiamola proprio sotto al beccuccio della serpentina che fuoriesce dal contenitore.
Cosa succede ora????
completo per distillazione sul fuoco

completo per distillazione sul fuoco

Poniamo la pentola a pressione sul fuoco a fiamma bassa e l'acqua inizia a scaldarsi e a formare vapore acqueo, il quale attraversando le nostre erbe, ne raccoglie gli oli essenziali che esse contengono. Questi oli, come abbiamo già detto in altra sede, sono volatili e, cioè anch'essi evaporano insieme alle molecole d'acqua. Quando nella nostra pentola a pressione si è formato un abbondante vapore acqueo, questo si incanala automaticamente nella serpentina, in quanto è l'unico percorso obbligato per poter fuoriuscire. A questo punto, l'acqua fredda, dove vi è immersa la serpentina, non fà altro che ricondensare il suddetto vapore, ritrasformandolo in liquido. Questo liquido fuoriesce dal beccuccio della serpentina goccia a goccia, riempendo l'ampolla di vetro. Quando quest'ultima è colma, noterete che all'interno vi sono due soluzioni: una acquosa, in basso all'ampolla e l'altra oleosa galleggiante sulla prima soluzione.
La prima è il risultato dell'acqua distillata e viene chiamato idrolato puro o acqua floreale; la seconda soluzione, quella oleosa, è l' olio essenziale, che data la sua volatilità, va immediatamente prelevato con l'aiuto di una comunissima siringa sterilizzata, e posto in una boccetta di vetro scuro e chiusa ermeticamente.

idrolato+olio essenziale
prelievo dell'olio essenziale con siringa
olio essenziale di lavanda
L'idrolato, che tra l'altro ha le stesse e identiche proprietà del suo olio essenziale, va riposto sempre in delle bottiglie di vetro chiuse ermeticamente e al riparo dalla luce.
idrolato puro di lavanda
Gli oli essenziali non hanno tutti lo stesso colore; alcuni possono essere giallo paglerino, altri verde scuro, altri ancora giallo ocra, ma son sicura che saprete distinguere benissimo l'olio dall'acqua.
Per contro, l'acqua distillata, invece è sempre trasparente, perchè i colori delle foglie o fiori non sono volatili, ma come abbiamo detto, gli idrolati contengono gli stessi principi attivi degli oli ottenuti dalla medesima pianta.
Ovviamente ogni pianta ha una resa differente, ma per ottenere il massimo da ognuna delle nostre specie vegetali, bisogna coglierle nel loro periodo balsamico.....ma di questo ve ne parlerò in un altro post.
Spero di essermi spiegata chiaramente e soprattutto spero di avervi aiutato a creare il vostro "alambicco" artigianale per ricavare le vostre essenze. Per qualsiasi dubbio non esitate a chiedere....finchè sarà nelle mie facoltà di "sperimentatrice" da strapazzo vi risponderò....
Buon lavoro a tutte voi
Lalla

sabato 17 settembre 2011

Pediluvio effervescente contro il cattivo odore

Il cattivo odore dei piedi si manifesta soprattutto negli adolescenti a causa delle loro tempeste ormonali, ma talvolta ne soffrono anche gli adulti: atleti, operai costretti in delle scarpe sempre chiuse, soggetti affetti da problemi tiroidei ecc. ecc.
In ogni caso, il cattivo odore dei piedi è una cosa che ci mette molto a disagio, quindi vediamo un pò come provvedere nella maniera più naturale possibile e senza stare a comprare le solite creme e talchi, che a mio avviso fanno ben poco!!!!
Rivolgiamoci dunque alla nostra amata Natura e vediamo cosa ci offre per questo imbarazzante disturbo.
Innanzitutto il cattivo odore può essere combattuto con aspersione (con piedi assolutamente puliti ed asciutti) di talco misto a rosmarino, menta, eucalipto (foglie) e fiori di lavanda secchi e polverizzati (io in genere utilizzo il macinino da caffè per polverizzare le mie erbe, ma devono essere ben secche ed asciutte). Cospargere questa polvere su tutta la superficie del piede, dentro le scarpe e dentro le calze (è inutile dire che chi soffre di questo disturbo deve cambiare le calze quotidianamente ed alternare le scarpe!!!).
I piedi soggetti a frequente e abbondante sudorazione vanno frizionati sovente con olio canforato.
Tutto ciò può essere coadiuvato da frequenti pediluvi. Per rendere più simpatica questa pratica si può organizzare un pediluvio effervescente in una semplice bacinella, dandovi la sensazione di fare un idromassaggio ai piedi.
Passiamo ora ad elencare gli ingredienti e le loro proprietà da utilizzare per il nostro simpatico pediluvio.
Il bicarbonato di sodio è un ottimo disintossicante, molto efficace dopo un'intensa attività sportiva o puramente lavorativa, in quanto è in grado di sciogliere l'urea presente sulla pelle. Favorisce inoltre l'eliminazione delle tossine corporee e rende la nostra acqua effervescente. Inoltre impedisce la formazione dei funghi, ha grandi proprietà di assorbire gli odori e per questo è ottimo come antiodorante per piedi ed ascelle.
Per aumentare l'effetto "bollicine" abbiamo bisogno anche dell'acido citrico, sostanza assolutamente naturale, infatti è presente in quasi tutta la frutta, in particolare il succo di limone che ne contiene il 5%-7%. E' inodore ed è usato nell'industria alimentare e farmaceutica come acidulante e conservante.
La menta dalle molteplici proprietà terapeutiche è particolarmente consigliabile per la sua azione tonificante, rinfrescante, stimolante, leggermente astringente e dall'intenso profumo duraturo nel tempo.
La lavanda, anch'essa dalle molteplici proprietà terapeutiche: basti pensare che l'olio essenziale di lavanda è impiegato per oltre 140 disturbi che sarebbe impossibile elencare in questo post. Parassicida, tonico addolcente, cicatrizzante e stimolante della circolazione superficiale è un ottimo ingrediente per il nostro pediluvio.
Poi abbiamo gli oli vegetali o macerati oleosi da utilizzare a seconda delle proprie necessità.
Vi starete chiedendo come accomunare questi ingredienti per fare il nostro pediluvio. Vi rispondo subito: ci servono per preparare dei cubetti effervescenti!!!!
CUBETTI EFFERVESCENTI


- 3 tazzine scarse di bicarbonato di sodio
- 1 tazzina e mezzo di acido citrico
- polvere di menta (mettete nel macinino da caffè una manciata di foglie secche di menta piperita e            
  riducetele in polvere)
- 1/2 tazzina di olio di mandorle dolci
- 1/2 tazzina di oleolito di lavanda
- 1/2 tazzina di oleolito di menta
- 15 gocce di olio essenziale di menta
In una terrina versateci le polveri e mescolate con un cucchiaio per amalgamarle bene, poi indossate dei guanti di lattice e versateci  tutti gli oli....iniziate così ad impastare fino a che il vostro impasto tenuto tra le mani tenga la forma e non si sbricioli. Adeguate i vostri ingredienti a seconda dell'impasto che avete ottenuto, ossia se fosse troppo morbido e fuoriuscisse dell'olio quando lo strizzate aggiungete del bicarbonato, al contrario se fosse troppo farinoso e si sbriciolasse fra le mani aggiungete un pò d'olio.
Quando avrete ottenuto l'impasto ideale, riempite con esso le vaschette del ghiaccio, comprimendo bene ( fate come si fanno le formine sulla spiaggia con la sabbia ahahahah). A questo punto adagiate sul piano di lavoro un foglio di carta da forno e cercate di sformare i vostri cubetti senza romperli. Io generalmente capovolgo la vaschetta del ghiaccio e la batto forte sul piano, in questo modo vengono giù tutti i cubetti. Ora adagiate i vostri cubetti in un contenitore rivestito con carta assorbente, ricopriteli con altra carta assorbente e chiudete il contenitore. Fate trascorrere almeno 48 ore, dopo di chè i vostri cubetti si sono solidificati per bene, quindi riponeteli in un altro contenitore a chiusura ermetica e conservateli per un'altra settimana prima di utilizzarli.
Trascorso questo tempo sono pronti per essere tuffati nella vostra acqua tiepida del pediluvio, immergete i vostri bei piedini "puzzolenti" ed avrete immediatamente la sensazione di un idromassaggio, perchè i vostri cubetti iniziano a rilasciare ossigeno e a "frizzare" in acqua!
Tenete a bagno i piedi per almeno 10 minuti e dopo senza sciacquarli nè asciugarli, sottoponeteli ad un brevissimo massaggio, praticamente  il tempo necessario per far assorbire dalla pelle gli oli contenuti nell'acqua. Siete pronti così ad affrontare uno shopping sfrenato presso il più bel negozio di scarpe senza arrossire per il cattivo odore!!!! 

Oleolito di Lavanda

La Natura è stata molto benevola con me perchè durante tutta l'estate mi ha permesso di fare le mie solite scorte di erbe e piante officinali. Dapprima l'Iperico, poi la Malva, il Rosmarino, la Salvia, la Lavanda, la Calendula, la Menta, il Tarassaco ecc. ecc.E ancora non è finita perchè sto aspettando di cogliere le radici della Saponaria, le bacche di Alloro, le "bacche" della Rosa Canina per finire poi in pieno inverno con le coccole e le foglie di Cipresso. Con molte di queste ho già preparato i miei oleoliti, le mie Tinture Madri, i miei Macerati Glicerici e Idroalcolici, i miei Oli Essenziali ed ovviamente le mie Acque Floreali pure o Idrolati puri.
La Lavanda è la pianta che più di ogni altra mi dà grandi soddisfazioni perchè è tra quelle che ha una maggiore resa di principi attivi attraverso le preparazioni cosiddette Galeniche!
Sulle proprietà terapeutiche di questa pianta ci sarebbe da scrivere un'intera enciclopedia, ma noi accenniamo solo a quelle più conosciute ed apprezzate: anticonvulsivante, antidepressivo, antiemicranico, antireumatico, antisettico, antispasmodico, antivelenoso, cicatrizzante, colagogo, coleretico, cordiale, diaforetico, diuretico, emmenagogo, ipotensore, nervino, parassicida, sedativo, splenetico, tonico, vermifugo e vulnerario. E' nota anche la proprietà di rigenerante cutaneo, qualità che rende la Lavanda un ottimo rimedio per la bellezza della pelle ed un eccellente medicamento per ricostruire l'epidermide danneggiata da ustioni e scottature. In campo cosmetico i principi attivi della Lavanda sono impiegati per smagliature, rughe, pelle grassa ed acneica e pelle matura.
L'estrazione più semplice dei suoi principi attivi è quella attraverso la macerazione oleosa.
Semplice da preparare ecco il procedimento da utilizzare per il vostro:
OLEOLITO DI LAVANDA
Macerare circa 300 g di fiori freschi di Lavanda in 1 litro d'olio extravergine d'oliva o di girasole (spremuto a freddo e soprattutto biologico). Lasciare riposare per un paio di mesi, possibilmente sotto al sole, scuotendo il barattolo almeno una volta al giorno (Fate in modo che i fiori siano sempre coperti dall'olio!!!!). Trascorso questo tempo, filtrate e premete la massa di fiori per ottenere il massimo dall'estrazione; conservate il vostro oleolito in una bottiglia scura e chiusa ermeticamente, etichettate e riponete in un luogo buio ed asciutto.

L'olio così ottenuto si utilizza in piccole quantità con un batuffolo di ovatta, massaggiando sulla pelle acneica ed impura, oppure addizionandolo ad altri ingredienti per ottenere detergenti, sali da bagno, pomate ed unguenti.
Ottimo, quest'olio mer massaggiare i culetti infiammati dei bambini in fasce, oppure massaggiando loro il petto per conciliare il sonno......insomma cerchiamo di averne sempre una giusta quantità nel nostro armadietto viste le molteplici utilità!

giovedì 15 settembre 2011

Una buona pedicure - Il massaggio

La pedicure deve essere sempre preceduta da un ottimo pediluvio, per cui occorre fornirsi in tempo del materiale occorrente: bacinella, asciugatoio, sali ossigenati (o semplice sale o bicarbonato), tronchesino, pietra pomice, sapone neutro, crema, lima, smalto, solvente oleoso ed olio medicinale.
DECALOGO DI UNA BUONA PEDICURE
1) Tagliare le unghie (sempre squadrate) col tronchesino.
2) Limarle, preferendo una lima di carta e usando la parte con l'abrasivo più grossolano procedendo dai lati verso il centro.
3) Mettere i piedi a bagno dentro una bacinella in cui sia stata posta acqua calda (ma non caldissima) corretta con infusi, decotti o sali. Tenere i piedi a bagno per una decina di minuti; quindi senza asciugarli.
4) Strofinarli con pietra pomice che prima sia stata strofinata sul pezzo di sapone. Insistere particolarmente sui punti induriti o estremamente secchi; poi sciacquare ed asciugare.
5) Spingere le pellicine alla base dell'unghia.
6) Praticare un lieve massaggio con mani unte di un olio medicinale.
7) Dare lo smalto.
A questo punto siete pronte per infilare un bel paio di scarpe e, senza nasconderli, potete esibire i vostri piedi con tutta naturalezza e soprattutto senza l'imbarazzo che generalmente si riscontra in quelle persone che si sentono a disagio, proprio a causa dei loro piedi mal curati e "malconci".
Grande importanza ha il massaggio, da eseguire (possibilmente) al mattino e alla sera, appena sveglie e prima di mettersi a letto, per attivare la circolazione e sciogliere i legamenti.
IL MASSAGGIO
Si proceda in questo modo:
- applicare una buona dose di crema sul dorso del piede ed iniziare il massaggio prendendo tutto il piede tra le mani e passando i pollici sul dorso, con movimenti rotatori, partendo dalla base delle dita del piede e risalendo verso la caviglia;
- massaggiare nello stesso modo tutta la pianta;
- esercitando una certa pressione passare adesso i pollici lungo la parte centrale della pianta dei piedi, dalla parte anteriore del tallone;
- col pugno chiuso premere la pianta proprio al centro, ruotando il pugno (come si fa per spremere un limone sullo spremiagrumi);
- tirare le dita, un dito alla volta;
- massaggiarle, un dito alla volta;
- sollevarle delicatamente, un dito alla volta;
- afferrare ciascun piede con le due mani lungo il bordo (come fosse un panino) e stringerlo e torcerlo piano, ripetutamente, lungo tutto il bordo.
Fatto questo, sarete pronte per affrontare una giornata dura....correndo per tutto il giorno oppure stando sedute dietro ad una scrivania.....non ha importanza!!!! Il massaggio fatto la sera prima di andare a letto, invece, rilassa la muscolatura, "snocciola" tutte le articolazioni e sgonfia i piedi stanchi ed affaticati: Se poi il massaggio si fa precedere da un ottimo pediluvio, allora è il TOP per i nostri piedi e per il nostro sonno....eh già.....perchè un ottimo massaggio ai piedi, fatto prima di andare a letto, concilia il sonno, alleviando la stanchezza di una lunga giornata!
E' inutile dire che la crema può essere sostituita benissimo da un olio medicinale a seconda delle proprie esigenze e, tra quelli che possiamo preparare in casa ve ne sono molti che hanno proprietà terapeutiche per piedi affaticati, gonfi o affetti da micosi...........ma di questo ve ne parlerò in un altro articolo.......


domenica 11 settembre 2011

Lo splendore nei capelli - Shampoo delicato fatto in casa

I capelli sono certamente i rivelatori più infallibili nel denunciare le effettive condizioni di salute dell'organismo di cui fanno parte, le sue abitudini e perfino la sua personalità. Simbolo di giovinezza, vitalità e libertà essi sono la spia anche dell'età. ed è forse questo il motivo che spinge, più di ogni altro, ciascuno di noi ad averne cura,
Qui di seguito riporto un piccolo decalogo per la cura ed il benessere della nostra chioma:
IL DECALOGO DEI CAPELLI
1) Non trascurare l'igiene
2) Non spazzolare troppo energicamente
3) Limitare le esposizioni al sole
4) Sciacquare i capelli dopo ogni bagno di mare o piscina
5) Massaggiare regolarmente la cute
6) Seguire un'alimentazione sana
7)Curare le piccole anomalie prima che diventino gravi
8) Evitare le diete drastiche
9) Limitare gli zuccheri e l'alcool
10) Non eccedere con gli shampoo!
Detto questo, passiamo ora, a soffermarci sulla cura ed igiene del capello con dei rimedi naturali che la nostra amata Natura ci offre!
Iniziamo dallo shampoo!
Fino all'inizio di questo secolo le giapponesi, famose in tutto il mondo per le loro chiome folti e fluenti, usavano pulire i loro capelli con tuorlo d'uovo, oli vegetali, farina di riso e polvere di soia. Con queste sostanze massaggiavano il capo! Oggi le materie prime d'uno shampoo qualunque (non considerando la componente chimica e nociva) rimangono inalterate:
- un pò d'amido (preferibilmente di cocco), per ridimensionare la schiuma, per dare corpo al preparato e veicolare gli altri ingredienti;
- una sostanza sgrassante di natura strettamente vegetale
- un'essenza profumata
- una proteina
- una sostanza specifica (erba, fiori, germogli diversi a seconda delle necessità)
- un pizzico di sale
Prima di ogni shampoo bisognerebbe provvedere ad una spazzolatura che elimini polvere e residui di lacca o gel. Dopo si bagneranno i capelli con acqua tiepida; quindi si verserà sul capo una dose di preparato sciolta in poca acqua tiepida e si inizierà a massaggiare la cute, dolcemente, infilando le dita tra i capelli ed insistendo coi polpastrelli.I capelli vanno lavati adoperando poco shampoo e sciacquandoli sotto un debole getto d'acqua tiepida e, sarebbe meglio non pettinarli bagnati, perchè sono più vulnerabili. I risultati di uno shampoo non potranno essere soddisfacenti se si ha l'abitudine di investire i propri capelli con getti d'acqua troppo violenti o troppo caldi; se non si avrà avuto cura di sciogliere preventivamente, come già detto, la giusta dose di prodotto in poca acqua tiepida; se non si completerà l'operazione con un sufficiente risciacquo; se l'acqua sarà dura!!!
Per ovviare a quest'ultimo problema (considerando che le nostre acque sono piene di calcare), possiamo ripiegare su qualunque tipo di acqua minerale naturale, sicuramente esente da calcare e scorie, da adoperare da fredda solo per l'ultimo risciacquo!!! Pare, infatti, che un'ultima dose d'acqua fredda, dopo lo shampoo ed il risciacquo tiepido, assicuri una particolare lucentezza ai capelli.
E' risaputo che, talvolta, è opportuno cambiare shampoo, a seconda della stagione, del variare dell'ambiente e dello stato di salute.
Uno shampoo casalingo, capace di rispettare qualunque tipo di capello è il seguente:
SHAMPOO DELICATO
- 15 g di radice secca di saponaria (reperibile in erboristeria)
- 500 g di acqua distillata o idrolato puro
- 1 manciata di foglie di ortica
- 2 rametti di rosmarino
- 1 presa di fiori di sambuco o in alternativa 1 presa di fiori di camomilla (per capelli biondi)
Triturare la radice di saponaria, immergerla nell'acqua raccolta in un pentolino e farla sobbollire a lungo, con le erbe. Filtrare ed adoperare tiepido, come qualunque shampoo.
Anche in questo caso, ogni erba ha il suo "potere" medicamentoso, per cui elencherò alla meglio alcune piante capaci di migliorare la vita e l'aspetto della capigliatura:
ABETE (foglie): disinfettante del cuoio capelluto e stimolante della crescita dei capelli
ACERO (corteccia): cura gli arrossamenti ed il prurito del cuoio capelluto
ACETOSELLA (foglie fresche): come sopra
AGRIMONIA (pianta fresca frullata): decongestionante
AILANTO (corteccia): combatte l'untuosità dei capelli
ALLORO (foglie): antisudorifero
ARGENTINA (pianta intera): antinfiammatorio del cuoio capelluto
ASFODELO (radice): come sopra
BIANCOSPINO (corteccia): detergente dei capelli e del cuoio capelluto
BORRAGGINE (fiori e foglie): lenitivo del cuoio capelluto
BRUGO: come sopra
CAGLIO: come sopra
CALENDULA (fiori): ammorbidente dei capelli
CAMOMILLA (fiori): per schiarire
CASTAGNE (frutti): per dare riflessi dorati ai capelli chiari, rendendoli lucidi e setosi
CENTAUREA: come sopra
EDERA (foglie fresche): rende più scuri e lucidi i capelli castani
ELIOTROPIO: antirritante del cuoio capelluto
ENULA: come sopra
LIGUSTRO (foglie): rinfrescante del cuoio capelluto
LINGUA DI CANE: combatte l'eccessiva untuosità dei capelli grassi, dando loro morbidezza
NOCE (mallo verde): per scurire i capelli al primo incanutimento
QUERCIA (foglie): sgrassante dei capelli untuosi
La cura e l'igiene dei capelli non finisce  con lo shampoo! Anzi!!!! E' solo l'inizio!!!! Perchè per avere capelli curati e splendenti bisognerebbe ricorrere agli impacchi, ai massaggi, ai balsami, alle lozioni, alle frizioni, agli strumenti adatti e soprattutto ad un'alimentazione ricca di vitamine e sali minerali. Essendo, l'argomento, piuttosto lungo da trattare in un solo paragrafo, mi riservo di postare in seguito, i rimedi semplici e naturali adatti per ogni tipo di capelli.


 .

sabato 10 settembre 2011

Giardinaggio a settembre

In questo periodo dell'anno e per tutto l'autunno si inizia a piantare i bulbi da fiore a fioritura precoce: tulipani, narcisi, crochi e giacinti sono tutti fiori che colorano la primavera.
I bulbi da fiore sono semplicissimi da coltivare perchè vegetano in ogni tipo di terreno. Il primo anno fioriscono abbondantemente e senza problemi, ma col passar del tempo è meglio piantare questi bulbi all'aperto, in un terreno ricco di humus e, in una posizione abbastanza soleggiata.
Le begonie, i gladioli, i crochi e gli anemoni in realtà non sono bulbi, ma tuberi anche se si coltivano allo stesso modo dei bulbi.
Per il resto, a settembre non c'è molto da fare in giardino...a differenza dei campi dove ha già avuto inizio la vendemmia.
Si tosa il prato senza più fertilizzarlo; si potano ancora una volta le siepi; si possono aggiungere addirittura delle varietà a fioritura tardiva nelle aiuole. All'occorrenza si possono trapiantare le piante perenni e, per chi avesse un giardino acquatico non deve fare altro che eliminare le piante acquatiche morte, prima che si depositino sul fondo. Poi si può potare di ritorno, a livello del suolo i rami del Moro che hanno già fruttificato. Infine si raccolgono gli ultimi pomodori rimasti sulle piante a maturare.
Ho dimenticato forse qualcosa?
Bè se l'ho fatto perdonatemi....anzi sarebbe più carino se foste voi a suggerirmi altri lavori di giardinaggio da fare in questo mese!

Il benessere dei piedi-Decotti per pediluvi e Crema per i piedi

Pelle, capelli, smagliature, cellulite......ma i piedi???? Come mai si parla troppo poco della cura e la bellezza dei nostri piedi?
Nulla come i piedi è penoso a guardarsi se trascurati e nulla come i piedi migliora con una cura minima; un pediluvio la sera prima di andare a letto, per ammorbidire la pelle e togliere la stanchezza del giorno, una passatina di pomice (non tutte le sere) ai talloni e sotto l'alluce; una sommaria asciugata e una passatina di crema idratante.
Il piede è composto da un numero enormi di parti, per questo è così elastico e mobile. Solo nel piede c'è il 25% delle ossa di tutto il corpo (in numero): il più grosso di questi è il calcagno, quello che sopporta tutto il peso del corpo nel muovere il passo: Il piede è dunque un capolavoro di ingegneria: 26 ossa, 33 articolazioni, 19 muscoli, 107 legamenti e ben 250.000 ghiandole sudoripare in uno spazio così piccolo! Non c'è dubbio che bisogna amarlo e averne la massima cura.
Il primo sistema per "amare" i nostri piedi è quello di sottoporli ogni sera ad un bagno di 10 minuti .(settimanalmente si potrà provvedere a un pediluvio più impegnativo, con pedicure).
Tra i più classici ricordiamo:
Decotto di malva: ottenuto facendo sobbollire per 10 minuti 40 g di fiori di malva, 30 g di fiori di elicriso, 20 g di lichene e 20 g di foglie di betulla; preparare il decotto in un litro d'acqua, poi filtrarlo e stemperarlo con altrettanta acqua per adoperarlo tiepido in un'immersione di almeno 10 minuti.
Decotto di avena: preparare il decotto facendo bollire 150 g di paglia di avena in un litro d'acqua, e utilizzarlo come il precedente.
Si ricordano, tuttavia, ancora altri decotti per pediluvi:
Di artemisia (foglie), al 10% - Sedativo
Di potentilla (foglie), al 6% - Antisudorifero
Di quercia (corteccia), al 3% - Deodorante
Di eucaliptus (foglie), al 5% - Disinfettante
Di amamelide (Foglie), al 4% - Antisudorifero
Di arnica (fiori e foglie), al 6% - Decongestionante
Di basilico (foglie), al 10% - Deodorante
Di edera (foglie), al 4% - Antisudorifero
Di maggiorana (Foglie), al 4% - Lenitivo
Di menta ( foglie), al 10% - Deodorante 
Di timo (rametti), al 6% - Antisettico 
Il pediluvio si fa versando su piedi e caviglie, immersi in una bacinella dai bordi alti, dell'acqua (o del decotto) calda. Per tutto il periodo dell'immersione si dovrà avere cura di mantenere costante il calore del liquido, provvedendo a piccole aggiunte di acqua calda. All'occorrenza passate la pietra pomice sui duroni e tenete i piedi ancora per qualche minuto nell'acqua calda. Finito il vostro pediluvio, asciugate piedi e caviglie ed idratateli con una buona crema. Generalmente io utilizzo questa:
CREMA PER I PIEDI
- 6 cucchiai di burro di karitè
- 60 ml di olio di mandorle dolci
- 40 gocce di o.e. di menta
- 40 gocce di o. e. di lavanda
Sciogliete a bagnomaria il burro incorporando molto lentamente l'olio di mandorle fino a formare una cremina dall'aspetto di una spuma. Se necessario aiutatevi con una piccola frusta (come quella che si usa per i dolci, ma di dimensioni ridotte); rimescolate continuamente affinchè i due grassi siano ben amalgamati. Lasciate intiepidire il composto per poi aggiungervi gli oli essenziali sempre mescolando ad ogni aggiunta. Far raffreddare e versare la vostra crema in un barattolo per cosmetici (io riciclo tutto, per cui mi ritrovo barattolini di ogni capienza). Questa crema ha proprietà idratanti, rinfrescanti, antisettiche e deodoranti.......praticamente tutto ciò che occorre per un piedino a prova di principe azzurro!!!!
In ogni caso, sia l'olio vegetale, sia gli oli essenziali possono essere sostituiti a saconda delle proprie necessità, perchè si sa che ogni olio ha le sue proprietà terapeutiche!!!!
In un secondo momento approfondirò l'argomento, suggerendovi piccole soluzioni per piedi stanchi, gonfi, sudati, secchi, freddi, con micosi e doloranti. Poi passeremo a riassumere il decalogo di una buona pedicure!

Tintura ai chiodi di garofano per il mal di denti

Chi di voi non ha mai sofferto di mal di denti??? Penso che la domanda sia piuttosto retorica!
Sono rientrata dalle ferie da qualche giorno ed anzichè essere riposata e rilassata sono irritabilissima a causa di un mal di denti improvviso!!! Al solito, come sempre accade, nel mio armadietto dei farmaci più comuni non avevo nulla contro questo dolorosissimo "male".....o meglio credevo di non aver nulla sino a che non ho scoperto una boccettina di tintura ai chiodi di garofano!!!! Wawwwwww che sollievo!!!! Un "farmaco" naturale e senza grosse contro indicazioni!!!
L'avevo preparata tempo fa con una bella manciata di chiodi di garofano che avevo triturato nel macinino da caffè e che poi ho riposto in un barattolino di vetro ricoprendoli con alcool puro a 95°, quello per uso alimentare. Ho lasciato macerare il tutto per circa 20 giorni, poi, come al solito ho filtrato aiutandomi con un tovagliolino di cotone, strizzando bene. Ho travasato il liquido in una boccetta di vetro scuro col tappo a contagocce e...come sempre avevo etichettato!
boccettina da 30 ml col contagocce
Questa tintura l'avevo preparata proprio in previsione di un mal di denti, perchè i chiodi di garofano hanno proprietà analgesiche, anestetiche e antinevralgiche e da sempre i nostri nonni ne consigliano l'uso per questo genere di patologie. Ne basta qualche goccia sul dente dolente, e come per magia il dolore scompare!!!
L'alcool, che in questo caso si utilizza puro e non diluito, fa da solvente alla spezia, per "tirar fuori" i principi attivi della pianta in questione. Non utilizzo questa tintura per deglutirla, ma per "posarla" sulla parte dolente o grazie ad un batuffolo di ovatta imbevuto di tintura, oppure versandoci delle gocce con l'aiuto di un cucchiaino.....in ambedue i casi vi posso garantire che l'effetto è immediato!!! Da subito sembra che la bocca vada a fuoco, ma dopo qualche secondo sembra di aver fatto un'anestesia locale perchè il dolore scompare lasciandovi un alito fresco e profumato!!!! L'effetto dura per svariate ore senza effetti collaterali (mi raccomando non ingoiate altrimenti farete la fine di Grisù, il draghetto sputa fuoco!!!!!!)!!!

martedì 6 settembre 2011

Dentifricio fatto in casa

Oggi la mia amica Marta mi chiedeva un consiglio su come creare, o meglio produrre un dentifricio naturale fatto in casa. Beh non è poi tanto difficile farlo se si conoscono le proprietà di alcuni ingredienti basilari per l'igiene della bocca e dei denti. Andiamo per ordine e descriviamo le proprietà cosmetico/terapeutiche di tali ingredienti:
L' Argilla Verde reperibilissima in qualsiasi erboristeria ed anche piuttosto economica è antisettica, antitossica, assorbente, battericida, disinfiammante, cicatrizzante ed energizzante, niente di meglio per una bocca sana ed un sorriso smagliante. Utilizzata come ingrediente principale del nostro dentifricio rende i nostri denti bianchissimi e le nostre gengive più forti.
La Salvia Officinalis è uno dei più antichi dentifrici. Le foglie venivano strofinate su denti e gengive con poco sale in polvere. La sapevano lunga i nostri avi!!!!! Stimolante, rivitalizzante, antisudorifera, antibatterica, antinfiammatoria, antiossidante, calmante ed emolliente, la salvia viene usata spesso in caso di infiammazioni della bocca e della faringe.
La Menta Piperita con la sua azione anestetica, rinfrescante, tonificante, stimolante e leggermente astringente non manca mai nei comunissimi dentifrici.
Il Tea Tree Oil è un eccellente antibatterico, disinfettante, antimicotico ed antiparassitario ed è molto utile l'uso quotidiano per mezzo di gargarismi o sciacqui per l'igiene orale.
I Chiodi di Garofano con la loro energica azione antisettica, antinevralgica, antispasmodica vengono ancora oggi utilizzati per lenire il mal di denti; basta qualche goccia di olio essenziale o tintura sul dente dolente per avere un immediato sollievo!!!
Dopo aver descritto in minima parte le proprietà dei nostri ingredienti, passiamo alla fase produttiva.
Procuriamoci un tubetto di dentifricio possibilmente di plastica vuoto, lavato e disinfettato con alcool puro (quello alimentare mi raccomando!!!!) ed una classica siringa per dolci (quella che si usa per decorare con la panna o cioccolato le torte) con la quale inietteremo il nostro dentifricio nel tubetto!
Ingredienti per 100 g di prodotto
- 70 g di argilla verde ventilata
- 5 g di foglie di salvia essiccate e ben triturate (devono essere quasi polverizzate)
- Acqua distillata o idrolato puro di menta o eucalipto quanto basta
- 15 gocce di olio essenziale di salvia
- 10 gocce di olio essenziale di menta piperita
- 15 gocce di tea tree oil
- 10 gocce di tintura di chiodi di garofano
Versate l'argilla e le foglie sminuzzate di salvia in un ciotolino di plastica ed amalgamate con l'acqua distillata fino ad ottenere un impasto morbido ed omogeneo (la consistenza deve essere simile a quella del comune dentifricio), via via aggiungete gli oli sempre continuando a mescolare il preparato, infine aggiungete la tintura di chiodi di garofano e quando tutti gli ingredienti si son bene amalgamati riempite la vostra siringa per dolci con questo impasto ed aiutandovi col beccuccio sottile (quello per le iscrizioni al cioccolato per intenderci) riversate il tutto nel tubetto  vuoto di dentifricio, tappate, etichettate ed iniziate ad usarlo quotidianamente, sostituendo la pasta dentifricia che utilizzate di solito.
L'aspetto è sgradevole, ma non lasciatevi impressionare perchè vi garantisco che i risultati sono al di fuori delle vostre aspettative.
argilla impastata ed occorrenti domestici
Economico, ecologico, non tossico il vostro nuovo dentifricio vi lascerà una bocca fresca, disinfettata e con dei denti bianchissimi.

giovedì 1 settembre 2011

Oleolito di Cocco


Grazie alle sue proprietà ed al buon contenuto di grassi, l'olio di cocco è particolarmente indicato come rimedio naturale contro la pelle ed i capelli secchi. L'olio di cocco è un olio di origine vegetale ottenuto dalla spremitura a freddo della parte più interna della noce di cocco. L'olio così ottenuto ha proprietà emollienti, idratanti e nutrienti.
Contiene acido laurico, fonte di monoaurina che ha proprietà antibatteriche ed anti virali, efficace per combattere infezioni come herpes, candida, ceppi influenzali ecc. consigliato perciò durante la gravidanza e l'allattamento giovando alla salute della mamma e alla crescita del bambino. Ideale, infatti per la cura della pelle dei neonati per le sue notevoli proprietà naturali ed anallergiche, calma infatti le irritazioni ed aiuta nelle screpolature e nelle infiammazioni cutanee.
L'olio di cocco è quindi un prodotto molto utilizzato sia in cucina sia in campo cosmetico.
Le donne delle popolazioni tropicali ne sanno qualcosa: lo usano per proteggere i loro capelli dal sole e dalla salsedine. Questo prodotto infatti è perfetto per impacchi sui capelli ancora umidi lasciandolo in posa per poi sciacquarlo come un normale shampoo. Altra proprietà di quest'olio è che non unge e si presenta in forma solida come un burro per cui è ottimo da utilizzare sulle labbra screpolate o come detergente per rimuovere il make up, infatti essendo anallergico non irrita gli occhi quando, con un batuffolo di ovatta lo passiamo sulle palpebre per togliere ogni residuo di "trucco". Applicato sui capelli, quest'olio, agisce da ristrutturante, li preservera dai raggi solari, li nutre e dà loro corpo e pettinabilità, li mantiene sani e lucenti, evitando l'effetto "stoppa" causato dall'inaridimento, infatti è particolarmente adatto per capelli secchi, sfibrati, ispidi o crespi.
Si può applicare sia in piccole quantità, dopo lo shampoo sui capelli umidi, proprio come un balsamo senza risciacquo oppure, come mascera ed impacco nutriente per capelli da tenere in posa per almeno una notte intera avvolgento la chioma con una cuffietta.

Le proprietà di quest'olio sono innumerevoli, ma talvolta è veramente difficile reperirlo! Allora come al solito armiamoci di santa pazienza e cerchiamo di produrlo da soli! Io adotto due semplici modi per ottenere un olio di cocco decente e cioè:
MODO 1): Compro la farina di cocco di origine biologica senza conservanti ed additivi, la verso in un pentolone e la ricopro di acqua demineralizzata; porto a bollore e lascio cuocere per un paio d'ore. Una volta che ho spento il fuoco, lascio il tutto a raffreddarsi, man mano che trascorre il tempo, la farina si deposita sul fondo della pentola ed uno strato grasso si forma sulla superficie dell'acqua. Questo strato grasso inizia a solidificarsi come una lastra che delicatamente, con l'aiuto di un mestolo piatto, tolgo dal contenitore per riporlo in un ciotolino di plastica liscia. Fatto questo, filtro il resto del contenuto della pentola, strizzando bene la farina con un cencio di cotone o lino, raccolgo l'acqua in una caraffa e conservo la farina di cocco in un altro contenitore per adoperarle in seguito. La caraffa la ripongo in frigorifero per un paio d'ore e mi accorgo che anche in questo caso gli ultimi residui di grasso sono venuti in superficie solidificandosi. Col mio solito mestolo piatto prelevo la lastra e la ripongo nello stesso ciotolino di prima che, ora è pronto per essere chiuso e conservato in frigorifero. Il nostro burro o olio di cocco è pronto per essere utilizzato!
L'acqua che abbiamo precedentemente conservato la possiamo ora utilizzare per un bel bagno caldo e profumato al cocco e la farina per farci, invece un ottimo scrub per il corpo. Ottimi rimedi per ritrovarsi una pelle morbida, idratata, pulita e profumata!!!!
(Guardate che bel colore bianco....verebbe voglia di mangiarlo)



MODO 2): Mi procuro come al solito la farina di cocco che in questo caso verso accuratamente nel bicchiere del frullatore, la ricopro di olio di mandorle dolci ed inizio a frullare fino ad ottenere una crema omogenea, fatto questo ripongo il tutto in un barattolo di vetro a chiusura ermetica, avvito il coperchio e metto il mio contenitore in un luogo caldo, possibilmente con qualche ora di sole al giorno, lascio macerare per almeno 4 settimane. Non abbiate timore che l'olio si irrancidisca perchè una delle tante proprietà dell'olio di cocco è proprio questa, cioè essendo ricco di vitamina E e C è un antiossidante naturale, per cui senza timore ponete il vostro barattolino sotto al sole, l'importante è che sia ben chiuso e che di tanto in tanto lo scuotiate.
Trascorso il periodo di macerazione, passate alla fase del filtraggio, aiutandovi sempre con un tovagliolino di cotone o lino e travasate il vostro olio in una bottiglietta scura che tapperete ed etichetterete come al solito! La farina che vi rimane, essendo già ricca di olio, utilizzatela, anche in questo caso, come scrub per il corpo, aiutandovi con un guanto di crine per spalmarvela addosso nel miglior modo possibile, prima di immergervi nella vasca da bagno. Vi ritroverete una pelle luminosa e morbidissima nonchè dolcemente profumata al cocco!

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