venerdì 23 settembre 2011

Le piante officinali

Sono considerate comunemente piante officinali le specie vegetali (erbacee, arbustive ed arboree) dotate di proprietà terapeutiche (medicinali), organolettiche (aromatiche e profumate) e cosmetiche, provviste cioè di una o più peculiarità ossia, una pianta può essere medicinale, o medicinale/aromatica, o medicinale/aromatica/cosmetica.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha definito "pianta medicinale" ogni vegetale che contiene, in una o più  parti di essa, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi o che costituiscono i precursori di emisintesi chemio-farmaceutiche. Quindi si deve intendere per "droga vegetale" la pianta medicinale o parte di essa (radici, foglie, frutti, fiori, semi ecc.)utilizzata a fini terapeutici o preventivi. Dalla stessa pianta possono essere utilizzate le diverse parti (droghe appunto) con virtù e proprietà curative differenti.
Va rilevato che l'utilizzazione medicinale delle piante dipende da svariati fattori e cioè dall'epoca di raccolta, dalle condizioni pedoclimatiche, dalle modalità di essicazione e conservazione, dal tipo di preparazione che ne deriva, dalla quantità e dall'uso! Tuttavia non bisogna aspettarsi azioni miracolose!!! Poi non vanno assolutamente confusi i due tipi fondamentali di utilizzazione e cioè: per "uso interno" (via orale) e per "uso esterno" (applicazioni sulla pelle).
 Poichè il rischio di raccogliere una pianta tossica è persino più alto di quello di trovare dei funghi velenosi, consiglio vivamente, a tutti coloro che desiderano raccogliere da sè le piante officinali di mettersi nelle mani di esperti del settore o, come faccio sempre io, chiedendo a vecchi contadini quali sono le specie che cerco!
In ogni caso la raccolta deve essere eseguita fuori dai centri urbani e da luoghi inquinati. Le colline, i boschi, i prati montuosi, i pendii isolati sono un vero e proprio "supermercato" di essenze vegetali, tanto che questi luoghi vengono definiti "La pregiata farmacia della natura". Le ore più idonee per la raccolta sono quelle subito dopo l'alba dalle 7 alle 7.30 o in alcuni casi, come per il gelsomino, al crepuscolo.
Ovviamente ogni pianta, o parte di essa, presenta una giusta epoca di raccolta definita come "tempo balsamico", vale a dire il periodo in cui la pianta concentra tutti i suoi principi attivi. Questo periodo varia a seconda del terreno, del clima ecc., quindi rispettare questo "tempo" di raccolta, costituisce il fattore fondamentale per l'ottenimento di buone rese in quantità e qualità.
In generale si può affermare che:
- Le cortecce
  vanno raccolte da piante mature in autunno o primavera;
- Le gemme 
  ad inizio primavera a buon sviluppo, ma prima che si aprano;
- I fiori o infiorescenze
   prima dell'apertura, quando sono ancora schiusi;
- Le foglie
   in primavera quando la lamina è ben sviluppata;
- I frutti
   a completa maturazione;
- I semi
   a completa maturazione e prima che avvenga la disseminazione;
- I fusti
   estate, oppure in autunno, secondo la pianta;
- I tuberi, radici, rizomi e bulbi
   generalmente la raccolta si effettua in autunno o in primavera prima della ripresa vegetativa; oppure fine  
   estate ed autunno del secondo anno di vegetazione;
- Le erbe
   prima o dopo la fioritura secondo la specie.
E' inutile ripetere (o forse è meglio!) che durante le operazioni di raccolta bisogna rispettare le buone norme dettate dall'ecologia: non calpestare gli orti; non danneggiare le piante o le parti non raccolte; prelevare la quantità di "droga" necessaria da un'unica pianta o da un minimo numero di piante.
E' importante ricordare anche che alcune Regioni vietano la raccolta di alcune piante che ritengono siano in via di estinzione e lo fanno apponendo dei cartelli ben evidenti con l'indicazione delle specie protette.
Prestate, dunque la massima attenzione!!!!!
Una volta tornati a casa con le nostre ceste di erbe dobbiamo passare immediatamente all'operazione di conservazione o utilizzo delle stesse per ricavarne poi prodotti "casalinghi" da usare in un secondo momento e all'occorrenza!
La maggior parte delle volte si ricorre all'essiccazione. Le vecchie tecniche di collocare le piante da essiccare su graticci, in luoghi ben ventilati e all'ombra, sono le migliori. Tuttavia, quando ciò non è possibile si ricorre al calore artificiale con temperature regolabili, allo scopo di ottenere una buona uniformità di essiccamento, per ridurre al minimo le fermentazioni e le alterazioni del colore della pianta stessa (il forno ventilato è lo strumento più indicato in questo caso). Una volta essiccate le nostre erbe, vanno conservate in barattoli di vetro oscurati o di coccio, magari precedentemente avvolte da una tela a trama fine.
Per l'utilizzo delle erbe con altri sistemi di conservazione altrettanto validi ve ne parlerò in un articolo a parte, poichè i suddetti sistemi, non solo servono per conservare le nostre "droghe", ma servono a fare in modo che le erbe rilascino i loro principi attivi in sostanze quali olio,alcool, glicerina, acqua ecc.
alcuni esempi di erbe essiccate

camomilla, calendula, sambuco, eucalipto, menta piperita

2 commenti:

  1. ciao Lalla, ho da poco iniziato a leggere il tuo blog e ne sono rimasta a dir poco innamorata. Non vorrei essere invadente, ma dove hai imparato tutte queste cose? è già da un po' che avevo pensato di comprarmi qualche libro su come curarsi con le erbe, preparazione di oli essenziali, oleoliti, enoliti.. puoi consigliarmi qualcosa?

    RispondiElimina
  2. Nel corso degli anni ho imparato ad ascoltare la voce di vecchi contadini che non vedevano l'ora di erudirmi col loro infinito sapere....poi appassionandomi sempre di più al mondo delle piante ho comprato un'infinità di libri ovunque....tutt'ora non posso fare a meno di fermarmi presso qualche bancarella per continuare a comprarne.
    Poi ovviamente ho sempre cercato di mettere in pratica ciò che imparavo e quindi ora è arrivato il mio turno.....condividendo con tutti voi le cose che so.
    Un saluto
    Lalla

    RispondiElimina

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